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Plutone

Sassi, mercurio e ballerine

Un viaggio dentro di sè è preferibile ai ‘quattro sassi’ fotografati su Plutone.

– Vincenzo Salemme, attore, comico.

“Genitori che commettono il reato di indurre nei figli Alienazione Parentale (dall’acronimo PAS, Parental Alienation Syndrome) potranno essere perseguiti penalmente anche con il carcere.”

– Michelle Huntzinger, presentatrice, soubrette.

“Il mercurio presente nelle molecole di vaccini obbligatori è una diretta causa dello sviluppo dell’Autismo nei bambini.”

– Jim Carrey, attore, comico.

La libertà d’espressione è una conquista. Imprescindibile, da difendere. Così come l’autodeterminazione individuale, ad esempio nelle scelte sessuali. Eppure, nessuno che vada in giro a dire di non usare il preservativo viene preso seriamente.

Oh, wait.

Ricominciamo dalla libertà d’espressione.

Il diritto alle risposte competenti

Se ho davanti una platea di mille persone, ognuna con l’esigenza di essere ascoltata, uso un microfono e inizio un lento lavoro di domande e risposte; dare un microfono a tutti in nome di una sorta di democrazia statistica sarebbe un po’ idiota. Peggio: sarebbe una privazione di libertà mascherata da democrazia.

non-ti-sento

L’Internet che conosco è proprio così: libertà di espressione senza filtro, ovvero una fenomenale – straordinaria e fenomenologica – privazione del diritto di essere ascoltati con criterio e con competenza.
Spacciata per conquista.

Umberto Eco ha espresso in due recenti occasioni la necessità di creare dei filtri, auspicando che siano le testate giornalistiche ad offrire una selezione delle informazioni in base alla loro veridicità, considerando che “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”.  È vero. Ma se nella legione ogni imbecille ha il suo microfono – connessione a Internet – questo paradossalmente è un bene: la cacofonia di voci impegnate a sovrastarsi, unita alle meccaniche del web proprie delle piattaforme di social media e motori di ricerca, garantirebbe la loro estinzione come rumore di fondo.

Fino a quando non trovano un leader.

Il fattore umano nei personaggi dotati di fama

Un tempo essere famoso era un lavoro impegnativo e strategico: a certi livelli, l’ufficio stampa / la redazione del personaggio si occupava di filtrare qualsiasi esternazione o di valutare tutta la rassegna stampa che lo riguardava, sotto la spada di Damocle di un danno d’immagine.

Se quegli uffici esistono ancora, oggi campano sniffando click-baiting (si dica qualunque cosa, purché porti “click” con il mouse). Andate a vedervi l’utilizzo che i quotidiani stanno facendo in queste ore del personaggio Aurora Ramazzotti: arrivata alla maggiore età, di colpo è tutto un fiorire di “reportage estivi” sulla ragazza con allusioni che sarebbero state scartate nei film di “Bombolo”.

Riassumendo:

  • Personaggi, al culmine di una carriera, esposti alla minaccia di un burn-out da perdita di fama, di scomparire – non mi riferisco a uno, né a molti, è un fattore di rischio comune nelle persone sotto i riflettori.
  • Una massa di individui illusi, grazie ai social media, di avere trovato il modo di essere ascoltati, che percepiscono la frustrazione ma non comprendono il trucco.
  • Ideali campati in aria, la cui mancanza di fondamento scientifico non viene usata per deprecarli, ma come contenitore di emotività e a dimostrazione che “qualcuno complotta ai danni del popolo”, quindi che c’è un’offesa da sanare e una battaglia da vincere.
  • La Rete a fare da collante a presa rapida.

Unite voi i puntini.

La minaccia reale non è nel dare voce a tante persone comuni, quanto nel dare a pochi personaggi già dotati di un potere mediatico la possibilità di raggiungere una massa frustrata e disinformata, esprimendo opinioni personali su questioni di cui non hanno alcuna competenza, con la conseguenza di manipolare coloro che avrebbero bisogno di cultura e informazione con emotività e interpretazioni incompetenti e pericolose.
Ultima considerazione: torno a pensare a quanto ha detto il Professor Eco a proposito di affidare ai giornalisti, alla stampa, il filtro delle informazioni affidabili su Internet.

Di seguito vi mostro il modo in cui le battute di Vincenzo Salemme sulla missione New Horizons – da lui stesso definite  “una riflessione leggera e scherzosa” – sono state pubblicate dall’edizione napoletana di Repubblica:

Vincenzo Salemme articolo su Plutone

Professore, questa è una delle maggiori testate giornalistiche italiane, storica e autorevole, che inserisce le opinioni personali, leggere e scherzose di un comico, nella categoria Cronaca.

Sono sicuro che lei conosca l’importanza dell’attribuzione di categoria ad un contenuto, quando viene diffuso sul web. Definire questo contenuto nella categoria ‘cronaca’ ha, fra le altre conseguenze, una visibilità e un impatto sulle persone ben diverse che se fosse stato inserito sotto una categoria ‘opinioni’ o ‘umorismo’.

Mi auguro che il filtro che auspica sia qualcosa di molto, molto diverso da questo.

Tra parentesi:

  • Lo studio che ha portato alla realizzazione della navicella “New Horizons” che ha raggiunto Plutone, fra le altre cose ha consentito notevoli passi avanti nella tecnologia dei processori delle fotocamere, con ricadute positive nei sistemi di sicurezza satellitari metereologici e di controllo in caso di catastrofi naturali
  • La PAS o Sindrome di Alienazione Parentale è stata rigettata come teoria non scientificamente attendibile, in ripetute occasioni dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia, dall’American Psychiatric Association, e da numerosi istituti pubblici nella UE; ne è stato inoltre rifiutato l’inserimento come definizione di sindrome nel DSM V.
  • La correlazione tra spettro autistico nei bambini e somministrazione di vaccini obbligatori è stata ripetutamente confutata e dimostrata una pura illazione allarmistica e di conseguenza pericolosa per la salute.
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Samantha Cristoforetti

Samantha è tornata. Da oggi avete un simbolo.

È un luogo comune, peraltro abbastanza veridico, che in Italia si finisca sempre per cercare un leader carismatico, una guida, un Beppe, un Silvio, un qualcheduno purché sia capace di rappresentare un nostro intimo bisogno di identificazione.

Gli intellettuali ce lo raccontano come una debolezza, come una mancanza di maturità, soprattutto come un’altra colpa da espiare. Siccome ne abbiamo poche. Siamo un popolo azzoppato, a cui ogni giorno si rinfaccia come cammina indicando come esempio chi ha tutte e due le gambe. No, ma bravih!

Così, in questo scenario di sterili recriminazioni ci sono poche speranze che sopravvivono tra le nostre nuove generazioni: andarsene; ritornare alle origini – cucina, agricoltura, territorio; Internet. E qui nasce un problema. Diciamola tutta e sintetica: Internet è odiato in Italia.

È odiato perché non risponde alle dinamiche del carisma e dei riconoscimenti a cui i detentori di credito nei media tradizionali erano abituati.

Si odia Internet e quindi lo si accusa di essere la causa dell’ignoranza e delle sue peggiori espressioni. È veramente necessario ripetere che quell’ignoranza è frutto di “coltivazioni” che affondano radici molto prima di quando è stata installata la prima ADSL domestica in Italia? E che se metti un megafono in mano a un imbecille, distruggere il megafono non ne farà un saggio, ti consentirà solo non sentire la sua idiozia dall’alto del tuo salotto.

Mentre la massa possiede una visibilità del tutto relativa il web ha cambiato le regole del gioco, e il carisma, il riconoscimento di casta, non funzionano più.

Grazie a Internet, oggi persone emergono per quello che sono e per ciò che possono raccontare di aver realizzato.

Samantha Cristoforetti non ha carisma, se con esso intendiamo, secondo le scienze sociali

il complesso delle facoltà e dei poteri straordinarî che una persona possiede e che le vengono riconosciuti all’interno di un gruppo religioso, culturale o economico, o nella società, consentendole l’assunzione di un ruolo direttivo.

Lei non rappresenta alcun gruppo religioso, economico o culturale da cui ha ricevuto un ruolo direttivo, se mai il contrario: Samantha è un ufficiale che è stato comandato ad incarichi di altissima importanza per le sue capacità. Ecco la differenza: è arrivata dove è arrivata per lavoro. Questo è qualcosa di più tranquillizzante per le nostre coscienze di popolo fin troppo ferito e recriminatore: se non avesse superato un’infinità di test, al suo posto sulla ISS ci sarebbe andata un’altra. Samantha era sostituibile, mettiamoci il cuore in pace.

Samantha Cristoforetti oggi è l’italiana più conosciuta e apprezzata, all’estero e in Italia, probabilmente più di Rita Levi Montalcini. Questo, grazie alle sue sole capacità e grazie a quella spontanea capacità di raccontare storie che è Internet.

Samantha avrà carisma da oggi, dal suo atterraggio con cui è diventata la donna che è vissuta più  a lungo nello spazio ed è tornata; dal momento in cui inizierà lo story-telling della sua avventura.

Per una volta siamo salvi da quell’invidia endemica che abbiamo nel sangue e che consente di essere manipolati. Ne abbiamo avuto fin troppo di carisma ben costruito, siamo assuefatti agli intellettuali, vaccinati alla morale e ai buoni principi, nella fama vediamo solo malaffare o clientelismo, pronti a proiettare invidia e risentimento personale. Guardate la storia politica recente: non c’è speranza nel costruire una leadership tradizionale in Italia.

La mancanza di un carisma “etimologico” acquisito grazie al riconoscimento di un gruppo ristretto, trasforma l’immagine di questa donna in quella di una persona fra tante, più simile a fenomeni virali generati nella rete, che a personaggi pubblici che godono di fama.

È un astronauta. Quello che tutti volevamo fare da bambini – lo abbiamo almeno pensato, magari scartandolo, ma è l’opzione che tutti abbiamo considerato, a differenza del notaio, per dire. Incarna i sogni di tutti i bambini. Vola, molto più alto della fibra che vola.

È un’italiana seguita e riconosciuta a livello internazionale. Non è un politico. Non è un imprenditore. Non è una star del calcio. È una donna che ha studiato, che ha la semplice tranquillità di chi sa di sapere e non è tronfia dell’ideologia che rappresenta; è più di te, più di me, ma non in virtù di una rivalsa da ex-sesso debole.

Per la prima volta parlando di un personaggio mediatico non incontro nessuno che manifesti il bisogno di difendersi da lei.

Allora.

Volete vendere all’estero, in Italia.

Oppure volete fare politica, in modo diverso. Volete studiare e diventare scienziati. Volete zappare la terra o imparare a fare il vino buono. Volete aiutare persone a integrarsi. Pensate a lei. Imitatela. Portatela ad esempio. Adesso avete il vostro simbolo.

Senza bandiere. È membro di un’agenzia spaziale europea. Un’eccellenza mondiale in cui l’Italia ha un ruolo riconosciuto.
Non è un partito, non è un duce, non è la Juventus e non è la pizza.
Non occupa un posto in parlamento, non dirige una banca. È umana. Ha fatto cose fantastiche, senza obiezioni, senza competitor, senza -ismi che le rimproverino d’aver calpestato qualche orticello protetto.

È pulita. Può rappresentare qualsiasi cosa verso cui desiderate tendere, senza avere dei dubbi, un archetipo psicologico sociale che mancava da tanto tempo su queste terre.

È ciò che vorrete essere come imprenditori, come liberi professionisti.

È il merito che desiderate vi sia riconosciuto come cittadini.

È qualcuno da usare come esempio per i vostri figli, come non si faceva più da generazioni.

Un’italiana che ha realizzato i suoi sogni soltanto grazie al proprio merito e per le proprie capacità.

Samantha è un buon segno. Sappiate farne buon uso.

 

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